Itinerari di viaggio: Ponza, Palmarola e Zannone.

Un poco di storia

Anche gli antichi Romani frequentavano Ponza come luogo di villeggiatura. È vero anche che alcune nobili patrizie vi furono esiliate ma si trattò di un esilio dorato.

Durante le guerre Puniche, Ponza, la maggiore dell'arcipelago, venne eretta a Municipio e contribuì attivamente alla difesa di Roma dalla flotta cartaginese.  I Romani costruirono imponenti opere idriche e portuali per rifornire d'acqua le navi della flotta di Capo Miseno.  Essi scavarono nel morbido tufo del suo suolo per fare acquedotti, cisterne, gallerie e moli d'attracco.

Nel medioevo le isole si spopolarono, solo alcuni monasteri fortificati resistettero, con vicende alterne, alle scorrerie dei pirati fino all'avvento dei cannoni. La nuova colonizzazione delle isole avvenne solo all'inizio del XVIII secolo per opera prima della famiglia Farnese e poi dei Borbone, che ricostruiscono il villaggio e il porto.

Prima dell'avvento del turismo, le isole, abitate da contadini e pescatori, servirono da confino politico.

Deodat de Dolomieu, precursore della moderna geologia, visitò le isole rimanendo stupefatto dalla grande concentrazione di minerali in un territorio così esiguo. Il colore delle rocce varia dal giallo ocra al rosso, dal bianco, al verde e al grigio perla; rioliti quarziatiche e tufi dalle forme improbabili ne fanno un luogo magico e splendido. Anche l'oceanografo Jacques Cousteau inserì le isole tra i dieci arcipelaghi più belli del mondo.

Ponza

Nonostante la sua superficie sfiori appena i 10 kmq, l'isola sviluppa 25 km di coste. La sua forma a mezzaluna consente dei buoni ridossi dal mare e dal vento, tant'è che probabilmente il suo nome deriva dal greco Pontos, "portuosa", tanti sono gli ancoraggi protetti dai vari quadranti. Segnaliamo la rada del porto, protetta da scirocco a tramontana ma quasi sempre ingombra e trafficata; Traversia da greco e levante, che a volte arriva come una cannonata in piena notte. Nel caso occorre salpare al più presto e riparare sul lato occidentale dell'isola, anche perché si forma onda ripida in breve tempo.  Stesso discorso vale per tutte le baie sul lato orientale di Ponza.

Accanto alla baia del porto si apre la rada del Frontone, ampia e con buoni fondali sabbiosi, eccetto il lato meridionale, con roccia e bassifondi. È l'ancoraggio più vicino al paese.  Esposta a scirocco, levante e grecale.

Continuando il periplo in senso antiorario incontriamo Cala Del Core, un bel sabbione turchese sormontato da falesia bianchissima e di seguito Cala Inferno, splendida anch'essa.

La grande baia seguente si chiama Arco Naturale, un faraglione ad arco che domina la prima ansa, intorno le alte falesie cambiano colore verso il bruno.

Doppiando l'isolotto di Gavi si passa sul lato occidentale di Ponza e incontriamo Cala delle Felci con l'acqua color smeraldo e vene di zolfo sulle rocce a strapiombo, ridosso dai venti meridionali. L'isola prosegue verso sud ovest con alti dirupi inaccessibili, qualche ansa con fondali di roccia e profondità irregolari, fino a Cala dell’Acqua, ampia baia ridossata da grecale a mezzogiorno. Il colore delle falesie varia dal giallo acceso al bianco.

Accanto si apre Cala Feola protetta da un frangiflutti di massi che protegge le barche dei pescatori. Le colline scoscese sono brulicanti di case dai colori sgargianti; una spiaggia di sabbia fine e delle piscine naturali scavate dalla natura nel tufo grigio ne fanno una sosta ideale con venti orientali. A terra qualche ristorante e diversi gradini per arrivare in paese a fare provviste.

Proseguendo verso sud incontriamo la superba baia di Lucia Rosa. Acqua turchese e paesaggio polinesiano.

Il tratto di costa oltre i faraglioni di Lucia Rosa presenta alcune insidie per la navigazione, proseguire con vedetta a prua e carte elettroniche affidabili, sono presenti bassifondi al largo e verso terra fino a Capo Bianco, ricco di splendide grotte scavate dalle onde nel tufo bianco come la neve.

Oltre il capo si apre la grande e splendida baia di Chiaia di Luna, sormontata da un'alta falesia color zabaione. La sua spiaggia è magnifica ma interdetta per il pericolo di frane. Ottimo ridosso dal temibile Levante, la baia veniva usata dagli antichi Romani come porto di ponente dell'isola.  Essi scavarono nel tufo una lunga galleria carrabile per collegarla al porto di levante, distante in linea d'aria poche centinaia di metri.

Il fondale è di sabbia fine e le profondità decrescono gradualmente verso il largo consentendo molto spazio per gli spot di ancoraggio anche provenendo di notte.

Nelle serate di luna la falesia riflette la luce lunare illuminando la baia.

Proseguendo verso sud doppiamo il Capo della Guardia con il suo potente faro e torniamo sul lato orientale di Ponza. Oltre i Faraglioni del Calzone Muto si apre l'ansa della Parata, ennesimo ancoraggio di acque turchesi. Al largo gli scogli delle Formiche, ideali per la pesca e per le immersioni. Doppiando la seguente Punta della Madonna ritorniamo nella baia del porto principale.

Palmarola

La sorella minore di Ponza dista dalla baia di Lucia Rosa solo 3 miglia; stessa natura geologica e falesie di rocce multicolori. L'isola in inverno è disabitata ma in estate è aperto un ristorante che affitta alcune case grotta scavate dagli antichi coloni nel tentativo di coltivare la poca terra disponibile.

Partiamo dalla Cala del porto, dominata dal Faraglione di San Silverio e orlata da una bella spiaggia dove si trova il ristorante.  La baia è esposta ad ovest e spesso vi è onda,

con venti orientali è un posto unico.

Un sentiero un po' impegnativo porta sulla montagna. Vale la pena un'escursione. Nell'estrema parte meridionale di Palmarola si ergono i Faraglioni di Mezzogiorno con grotte che meritano una visita con il tender. Il passaggio tra i faraglioni e l'isola è possibile solo con il tender (1 metro di fondo).

Girato il capo si apre la bellissima Cala Brigantina, cosiddettain quanto i Borbone ordinaronolo stazionamentodi un brigantino per tenere lontani i pirati che qui avevano trovato rifugio.  Protetta dal ponente, maestrale e grecale, consente un parziale ridosso anche dal levante dietro allo Scoglio Suvace.  Il posto è magnifico, sovrastato da una falesia grigio perla di oltre 200 metri.

Proseguendo il giro antiorario segnaliamo di tenersi ben larghi (almeno 500 mt) per la presenza di molti scogli quasi affioranti poco visibili (Secca Zirri -30 cm).

Il lato orientale di Palmarola è un buon ridosso dai venti occidentali con acque turchesi. La montagna disegna guglie e strapiombi multicolori orlati da alcune spiagge.

Girata Punta Tramontana si apre lo scenario della Cala delle Cattedrali, cosiddettaper le forme delle rocce somiglianti a una cattedrale gotica, con grotte accessibili a nuoto. I fondali sono impegnativi perché degradano rapidamente ma con bel tempo la baia merita una sosta.  Sembra di stare in Polinesia.

Girata la punta nord ovest torniamo sul lato occidentale di Palmarola, girare larghi per la presenza di pericoli sommersi. Superando i faraglioni delle Galere si torna alla Cala del Porto.

Palmarola, come Ponza, si potrà apprezzare meglio con il sup o con il tender, andando in esplorazione lungo le coste.

Zannone

A differenza di Ponza e Palmarola, faglie vulcaniche lunghe e strette, Zannone è molto più antica.  Si tratta di uno dei pochi luoghi dove ancora affiora la "Tirrenide", l'antico continente sprofondato nel mare milioni di anni fa. Ne sono parte anche l'isola di Montecristo, la Corsica e la Sardegna.

Si tratta di un "panettone" circolare privo di baie e frequentabile solo con bel tempo dichiarato. Sul suo lato orientale si può ancorare parzialmente ridossati dal ponente.

L'isola è disabitata ed è parte del Parco Nazionale del Circeo; la sua vegetazioneèlussureggiante perchénon è stata disboscata e terrazzata per le coltivazioni come le isole vicine. I suoi fondali sono ricchi di pesce, meno disturbato dal traffico estivo.

Molto interessante percorrere il sentiero che conduce ai ruderi dell'antico monastero benedettino; esso attraversa un bosco di lecci per poi arrivare in cima ad una cresta che domina tutta l'isola. Querce, fichi e corbezzoli, una colonia di mufloni importati dalla Sardegna negli anni 60.

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